Ispezionare a fine linea non produce qualità: paga il conto della qualità che non c'è stata a monte.
Il collaudo finale non aggiunge niente al pezzo. Non lo migliora, non lo corregge: lo separa. Quando un difetto arriva al collaudo finale, il materiale è già stato consumato, le lavorazioni sono già state pagate, il tempo macchina è già passato. L'unica cosa che vi rimane da fare è pagare il conto.
Questo non vuol dire che il collaudo finale sia inutile. Vuol dire che è l'ultima difesa, e che un sistema qualità fondato soprattutto sull'ultima difesa sta scegliendo, ogni giorno, di pagare il prezzo pieno.
La “regola” del 10
È una “regola” empirica che circola da decenni nel nostro settore: un difetto trovato in progettazione costa 1, trovato in produzione costa 10, arrivato al cliente costa 100.
Non è un dato di bilancio e nessuno dovrebbe usarla come tale. Ma il rapporto fra i tre numeri regge, e il motivo è semplice: più tardi trovate il difetto, più lavoro avete già incorporato nel pezzo e più persone dovete coinvolgere per rimediare. Se arriva al cliente, ai costi si aggiunge la parte che non si contabilizza — la fiducia.
Il tempo d'incubazione
C’è un secondo fattore che moltiplica il costo, e riguarda il tempo che passa fra il momento in cui il difetto viene generato e il momento in cui viene scoperto. Nel libro «Eliminare e prevenire problemi e difetti nei prodotti» (FrancoAngeli), l’ho chiamato tempo d’incubazione.
Lo stesso identico difetto può costare mille euro o un milione. La differenza non è il difetto: è quanti pezzi avete continuato a produrre prima di accorgervene. Nel caso peggiore, pensate a una campagna di richiamo.
Quando l'ispezione serve davvero
Ci sono situazioni in cui il controllo al 100% è la scelta giusta: caratteristiche di sicurezza, processi non ancora capaci, contenimento di un problema in corso mentre si cerca la causa. Sono tutte situazioni legittime e ne ho gestite molte.
La differenza fra un'ispezione sana e un'ispezione cronica è una sola: la data di scadenza. Il contenimento nasce con una data e con un'azione che deve renderlo inutile. Se dopo un anno il controllo al 100% è ancora lì, non è più contenimento: è un costo fisso che avete accettato di pagare per sempre.
Tre modi per ridurre gli scarti al collaudo finale
- Controllare la sorgente del difetto, non la sua presenza. Il controllo dell'usura di uno stampo, o di un parametro di processo (quale, per esempio, il tempo o la temperatura di un ciclo di saldatura). Un controllo alla fonte vale dieci controlli a valle.
- Rendere il difetto impossibile invece che rilevabile. Prevenire il difetto è meglio che rilevarlo. Non credo ci sia bisogno di spiegare il perché. Progettare, per esempio, un connettore con un solo verso di inserimento, o un perno asimmetrico che non lascia montare il componente al contrario, toglie all'operatore la possibilità stessa di sbagliare — non serve nemmeno che se ne accorga. Costa meno di un anno di scarti al collaudo finale.
- Stabilite le priorità di intervento in funzione del tempo d'incubazione dei difetti. Maggiore è il tempo d'incubazione, maggiore è il costo dei difetti. E non dimenticatevi di quei difetti che il banco di collaudo non è in grado di rilevare.
Cosa fare lunedì mattina
Prendete il difetto che vi è costato di più negli ultimi tre mesi e rispondete a due domande: dove e quando è stato generato, e dove e quando è stato scoperto.
Vi accorgerete facilmente che più grande è il tempo che passa dalla generazione alla scoperta del difetto, maggiori sono i costi che avete già pagato o che state ancora pagando.
Quanto vi costa trovare i difetti alla fine?
Abbiamo alcune date disponibili per una prima valutazione, senza costi.
Funziona così: ci raccontate il problema che volete risolvere o quello che volete migliorare, e ci mostrate i dati che avete, anche pochi. Veniamo in due, un tecnico di processo e uno di prodotto, un'ora o due, in azienda o in videochiamata.
Alla fine vi diciamo una di queste tre cose: che c'è margine e quanto lavoro serve per misurarlo; che prima vanno raccolti i dati, e come farlo; oppure che non è il nostro campo. Anche l'ultima risposta ve la diamo subito, senza girarci intorno.
Se decidete di proseguire, siamo pagati solo a risultato: una percentuale del risparmio verificato, con la situazione di partenza e un tetto massimo concordati per iscritto prima di cominciare; oppure una cifra fissa per singolo problema risolto, con dodici mesi di garanzia — se il problema si ripresenta per la stessa causa, torniamo senza compenso aggiuntivo. Se il risparmio non c'è, non c'è compenso. Prima di iniziare mettiamo per iscritto anche quante ore del vostro personale ci servono: nessuna spesa e nessun investimento senza la vostra approvazione.
Roberto Giuliani e Claudio Crovetti — Synergistic Experience
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